POESIE DEDICATE ALL'INFINITO
PICCOLO INFINITO PORTATILE.
Quando di Leopardi si dice, come ha fatto Bontempelli, che la sua opera "è vasta e spinge radici per molta terra e fronda in vario cielo", si coglie certo una verità ma si rischia anche di dire un'ovvietà, dal momento che la sua presenza e il suo influsso sono un fatto ormai indubitabile, rubricato com'è dalla critica. Quel che però non è apparso abbastanza è la memoria segreta e sotterranea di certi testi, come l' Infinito, la cui riemersione in testi (e contesti) disparati e diversissimi ha un che di straordinario e misterioso, che lo fa assomigliare a una sorta di carsica vena inesauribile, una memoria segreta e sotterranea che s'impasta e struttura con l'idea stessa di poesia.
Forse, a voler restare in ambito di metafora vegetale, bisognerebbe parlare più che di albero con tanto di conveniente radice e fronda, come fa Bontempelli, di rizoma, di formazione cioè sotterranea di paradossale vitalità, che non solo sacrifica ogni produttività verticale e normale (normativa) ma rinuncia anche a porsi come origine e fondamento di alcunché, per affermare la propria natura unica e inassimilabile, la sua solitaria e scomoda presenza senza figliolanze prevedibili e descrivibili in uno stemma genealogico.
L'Infinito è così : il testo, nel senso più etimologico del termine, di una serie infinita di "distrazioni", di insorgenti polluzioni di immagini e parole, come punti di accensione sentimentale e fantastica che mettono in questione il soggetto della scrittura e impediscono contemporaneamente al lettore di acquietarsi all'ombra di un significato definitivamente costituito.
Cosa si ripromette, allora, questa silloge che nell'anno del bicentenario della nascita del poeta di Recanati assume anche il valore di un omaggio? Si ripromette di rintracciare e raccogliere ciò che di quel testo nella poesia del nostro tempo, dei poeti che l'indagine degli specialisti ha poco e nient'affatto interrogato, è rimasto nell'oscillazione tra totalità e scomparsa del senso. Ne è nato così un catalogo di voci, spesso eterogenee e distanti, accomunate dal fatto di poter disporre dell'archetipo leopardiano come di un'eredità insospettabile eppure giacente, disponibile ad ogni uso e abuso, in una sorta di più o meno casuale donazione catenaria: un catalogo che convoca ed esibisce testi di autori che oggi vivono ed operano scrivendo il loro esserci nel panorama morale e civile di questi anni, con la coscienza più o meno esplicita del loro ruolo di testimoni di un'esigenza di parola, attraverso cui passa e si afferma una protesta della mente creativa contro la tirannia dello spazio e del tempo...
Vincenzo GUARRACINO.__________________________________________________________
| I POETI E LE POESIE PUBBLICATE | ||
| EMANUELA ANZANI | PIETRO BERRA | FRANCO CAJANI |
| MIMMO CERVELLINO | LOREDANA CILIONE | MARIO CONFORTI |
| TIBERIO CRIVELLARO | FABIO DAINOTTI | MICHELE DE GIACOMO |
| GABRIELLA D'INA | ANTONIO DONADIO | FULVIO FEDELE |
| MAURO FOGLIARESI | GIO' FERRI | GILBERTO FINZI |
| LUCETTA FRISA | FRANCESCO LA COMMARE | GIORGIO LAROCCHI |
| LUCIANO LUISI | NINO MAJELLARO | LEONARDO MANCINO |
| FRANCESCO MANDRINO | ANGELO MAUGERI | RINO MELE |
| ALDA MERINI | LORENZO MORANDOTTI | LUIGI PICCHI |
| OMAR PIRRERA | GIANNI RESCIGNO | FRANCESCA RUFFATO |
| ROBERTO SANESI | ALBERTO SCHIEPPATI | DARIO TALLO |
| GIANNI TOTI | MARIA LUISA VEZZALI | LUCIO ZANIBONI |
EMANUELA ANZANI
DALL'"INFINITO" DI LEOPARDI
Vorresti abbracciare
in un solo istante
l'Infinito
spaziotempo naturale delle cose
eppure all'improvviso
hai già capito che
il fuori e il dentro dell'abisso
fa silenzio
in cifra di se stesso l'occhio
trova salvezza
nel naufragio
PIETRO BERRA
A GIACOMO LEOPARDI
Quando mi schianto
dentro di te
l'infinito
FRANCO CAJANI
AL DI LA' DELLA SIEPE
L'anticipo della primavera
ti ha visto nel parco romeno
ascoltare Chopin sotto la scultura di pietra corrosa
a due passi dal lago
forse alla ricerca del tempo del '69.
Lo sguardo va al di là della siepe
l'infinito porta l'eco della fiducia
distrutta nell'età che corre, d'un baleno
ti assale il ricordo quando ti rifugiasti
in un mattino solitario in un letto
di casa tua e non sapevi
che destinavi i prodromi della tua sofferenza.
MIMMO CERVELLINO
UN MARE DI LUCE ALLAGA
Con che strazio mi rinserri mia tremolante
rugginosa siepe. E in che dolore
ciò che svanisce non ritorna
ciò che si china s'abbandona;
questa morte sposa trame purpuree
e riflette ogni foglia secche venatuire
sottili quando fluttua
nerigne quando sussulta
seccata al ramo.
Che la stagione è finita
che i nudi spini tremano incessanti
e si annodano gli esili fili d'erba
sci sciolgono gli intrecci del cuore.
mentre un mare di luce
allaga il cielo, si riversa sulla siepe.
LOREDANA CIGLIONE
CADENZE
Com'è amaro sapere che la vita
è questa noia che per brutta sorte
al fragile esistente il sogno elude.
Ma cercando e aspettando, illuminati
varchi dalla mia stella, e sempiterne
correnti, e velocissime mete
io nel voler mi pongo; dove per gioco
il tempo rassicura. Ma se lamento
sento salir da queste sponde, io dentro
assoluto sgomento in sottoluce
sto camminando: e guardo già l'inverno
e la mesta ragione, e la cosciente
sfera e il mal di lei. Così di questa
oscurità si nutre il giorno mio
e ritrovarlo è pena di restare.
MARIO CONFORTI
QUAL TU RESTI, SPERANZA
Silenti colli,
chiese ricche di vestigia e storia,
voi mi insegnate
che tema non c'è all'ombra dei cipressi.
Pace io trovo nell'acqua cheta,
forza io cerco nella mia fede.
E voi rami semplici,
che vi siete persi fiori e foglie,
che aspettate a morire?
Non vedete che anche il cielo ha lasciato la sua grande
orma in quella lastra di ghiaccio?
Sul dosso,
calato il sole mattutino, scende
il notturno, s'abbruna un solitario sasso;
copiosa rugiada sulla mia terra arida, ecco
qual tu resti, speranza, ultimo fiore.
TIBERIO CRIVELLARO
...E IL SUON DI LEI...
"...Porgea gli orecchi
al suon della tua voce..."
Come il pianto del mar
canta, si riflette e muore
nella madrepore spirale
e il suon naufragar non dolce è,
il canto dell'allodola in uno specchio
di colei che amora
si avvita a morte
d'un mal sottile...
Ogni altra voce è un'eco
che si spegne,
ora che una mi chiama
dalle vette immortali...
...Di me rammento
che esultavo amandoti...
...Ed eccomi perduto
in Infinito
FABIO DAINOTTI
QUI E' L'INFINITO...
A sera ero seduto sul pensio
della collina tra il fruscio del vento,
formavano le elitre fragili
un pallore evanescente dentro il rosso
del tramonto. Suonava la campana
che addolciva la mia pena segreta
ad ascoltarla.
Ero solo, straniato nel silenzio:
e non trovavo pace. Freddo
così è il mio amore. E invece
t'amo. Madre, qui è l'infinito
e ho paura...
MICHELE DE GIACOMO
PADANA
Quest'acre pianura, tutt'afa o ghiaccio o nebbia.
che offusca e sospende città fuori dal mondo,
tortura i poeti e li uccide, lentamente,
a meno che diventino meschini
anch'essi, tanto da coglierne di anno in
anno la piatta uniformità, lieti
se qualche volta scoprono che il vento
si abbassa tra i pioppi e li scuote e che davvero
lontani, lungo l'orizzonte, si ergono
ancora, sorpresi dal cupo azzurro, i monti.
GABRIELLA D'INA
UN PRODIGIO SENZA ARUSPICI
Finché dura la luna
tu non dovrai temere
il passaggio di macchine rombanti
sulla strada statale.
La tua figura spiccherà sulle strisce
alla luce inquirente dei passaggi.
S'impigliano i vestiti ai rami dei noccioli
nell'acqua fonda fanno festa i pesci.
Di mandorle. Un ricordo in bocca
pastoso e colorato.
Cadono con il rumore di giornali vecchi
i frutti di carrubo sull'asfalto
Un sapore dolce come alla terra il tuo corpo
di cui nessuno si ricorda l'erba.
Se fossi etrusca stasera
seduta presso la spianata
avrei visto un prodigio senza aruspici
quattro bei corvi neri che passavano accorti.
Uno se n'è abbassato e ha gracchiato per me.
ANTONIO DONADIO
DALL'INFINITO (Torni)
Sempre ritorni tu sull'ermo colle
a questa siepe che nessuna parte
dell'ultimo orizzonte ormai esclude.
Eterno vai per spazi interminati
e ti fai voce tu nei sovrumani
silenzi di muta sconvolta quiete;
e se chiudo gli occhi, anch'io per poco
odo la tua voce fattasi vento
e quello che cantasti un dì, io quello
ora ritrovo in quest'eterna voce.
E nulla può il tempo con l'eterno
se si veste d'incanto di presente.
E' solo un sogno, una follia questa
che prende il cuore ed il pensiero mio
il naufragare in te come nel mare.
FULVIO FEDELE
OLTRE L'ASTIOSO LIMITE
Sì,
c'è una linea d'ombra,
un margine, un confine, un lieve ottundimento di colori
come d'erba che incontri la pietraia e lì diradi,
o una dieresi fonda, una frattura
che fa tra disumano e umano
più aspro il contrappunto
Poi, oltre l'astioso
limite della morte, è ininterrotta
mutazione trasparenza di corpi.
Imperfezione.
MAURO FOGLIARESI
FINISTERRE
Da qui al tramonto
c'è tanto tanto mare
le onde ripetono le onde
ed io vorrei volare
GIO FERRI
DISINFINITO
Sempre dura mi fu quest'alea forma,
questo pensiero che tanta memoria
e l'antico tempo alla mente esclude.
Penso e mi figuro l'interminato
irracconto, ma non ne leggo i segni
ardenti e vivi, e quell'inquieta voglia
nel ruminar si torce: onde per molto
il cuore all'ansia s'impaura. E la voce
odo bisbigliare tra queste stanze
e non la sento e la vo comparando
alla mai poesia che mi sovvien muta
e morta, sempre sola e inascoltata
al rumore del presente. E tra questa
spersa misura sbianca il voler mio
che si rinnega tristo in questo mare.
GILBERTO FINZI
EURIDICE (per Anna)
Uno di noi voi nessuno
apriste apra apriremo una scena o una porta
l'unica che dà sul dopo
e un vuoto strato di neve sbilenca
che sa di scala trappola e chimera
sbrancola e inciampa, svirgola e branca
i tre-quattro mondi della solitudine.
Escalier, escalier! Tu m'a donné
-quoi- l'eternité- o soffusa di tempo, ladra-
il non è mai passato che per un solo secondo (il tempo)-
solo momento, il tempo- il naso buco e spaccato dal silenzio
raccapriccia, e via sgriccia di sale in sale
i gemelli per mano conducono adducono
una di due cose ignote al vivo, pure e illimiti
fino al debito di stelle, fino al culmine
di nevi sognate, fino al dorso
della sozza e sepolta nel lungo dopo
LUCETTA FRISA
INFINITO IL VERBO
Diventa infinito il verbo
che non si coniuga
entra in ogni cosa
va via nel nulla.
Mi sposo con lui
Vado dove mi porta
Senza pronomi.
Sulla carta
Scivolano fantasmi
Vogliono terra e corpo
Versi sicuri netta sintassi.
Tenaci nelle fessure
Tra parola e parola
-pezzi di cielo o di abisso
azzurri e neri di lontane pupille-
come in unebrezza si affacciano.
Con un colpo di ciglia o di penna
Recidere visibile e invisibile
Dichiarare guerra nel mezzo
stare allerta-
armati, non fare armistizio.
Che cosa è cedere?
Dimenticare? Annegare?
FRANCESCO LA COMMARE
SOLSTIZIO
Questala sempre viva di silenzi
che nutre tempo e spazi di colori
è come lombra nera che si ferma
sottalberi che perdono le foglie.
E quando il vento lascia lorizzonte
e sfiora sguardi fissi sotto i cieli,
un pianto si risveglia alla memoria
ed ombre senza forme alla deriva
ingrigiano di assenza vasta terra.
Un grido, che sconosco, e micidiale,
mi scorre dalla mente fino in gola;
più nulla mi soddisfa in questa vita?
GIORGIO LAROCCHI
LUNGO I FOSSI
Infiniti inverni avanzano
Brividi di prati e siepi coperte di neve
Rivendicano rancori
rantoli raggiri
mentre il cielo soscura si spaura
richiama altri paesi
lultimo guizzo della rana
lungo i fossi della risaia
LUCIANO LUISI
LA META
Fin dove giunge lo sguardo (lanima
Non ha limiti al suo penetrare), laggiù
dove larco dei monti segna in ombra
il confine, cosa è possibile vedere, che luce
si leva dietro la vetta come una vampa accecante?
E che dicono
Quei segnali, a chi va quel messaggio?
Così al viaggiatore che le scorga appaiono
Tenebrose nellaria, alzate a chiudere
un mistero insondabile, a spegnere
le inutili domande, che rimangono
senza risposta, a rendere
tetro e pieno di incubi quel luogo.
Eppure noi,
anche sospinti dallansia, o cantando,
o con gli occhi perduti in altri occhi e il cuore
confuso come la mente,
le abbiamo sfiorate ignorandole,
tutti almeno una volta, senza accorgerci
di quelle luci e quei segnali. Ma
-a un tratto-
eccole qui incombenti quelle vette a tagliare
il nostro spazio
a misurare i passi che separano
da quellambiguo anfratto. E siamo in fila
come aspettando un turno, e non cè più
-non rimane- che un solo viottolo
di tante strade che correndo ci parvero
larghe e infinite, e va
a quella meta oscura. E non ci è dato
sapere nulla, nulla più di quanto
sia concesso sperare o immaginare.
Ora (o ci sembra) siamo tutti uguali. A quale
Milizia apparteniamo?
Il luogo
È questo. Ormai è certo. Daltri
Non abbiamo sentore.
NINO MAJELLARO
IL NAUFRAGIO NELLINFINITO
"Lingua mortale non dicembre
quel chio sentiva in seno"
La poesia non è lingua mortale
è la voce delluomo solo
è lo strazio di ogni tempo
è il naufragio nellInfinito.
Allinizio del terzo Millennio
Leopardi ancora
"che vuol dire questa
solitudine immensa? Ed io che sono?"
LEONARDO MANCINO
PER LINFINITA DI LEOPARDI
Non finita luce. Bianco spazio della luna continua
nel giorno come storia in via dabbandonare il campo,
infinito tutto
ora in questa, ora in quella strenua
strategia di visione.
Del minimo non eterno sha paura.
La parola vale irripetibile finzione,
la mente
vasta come lorizzonte intorno e come il mondo
saccalca nellintimo del pensiero vagante.
Il pallore è resistente alla virtù e sua residenza.
Straordinaria
fantastica
la trama di figure sonore
e meste in infiniti fili dintrecci
che si prolungano une in altre
determinando numeri ed effetti, utopie.
Circonferenza interna ed ombre: aporie canoniche
Come disperse al vento dellinvenzione, eppure
nella vasta pianura a fronte
di un occhio stanco di lucertola
non cè un varco e nemmeno una siepe
su cui voglia posarsi unanima sola.
Genio dunque, che altro?
Così affonda nel grande quadro
Duna pesante tristezza invito a soccombere
-e primo passaggio di unanima al globale-lidea chiara
e distinta
(videbat ad oculum: avrebbe voluto Keplero)
con il moto vagante verso
la soluzione dettata dal pur cercato principio.
Decresce il presente tutto
Del senso compiuto, da un margine dombra
di siepe
nellinvenzione della postura sul colle
al suo orlo di terra
come per un gioco, e tragico giogo,
limmagine inscena il disegno dellinizio.
Il soggetto sfida il soggetto: prostrati a capo chino
sul quaderno delle massime
non cè motivo di pensare nellulteriore
-e nemmeno ora che sì è costretti ad essere
nella costellazione mobile dei presupposti-
che il poeta
indicatore preciso e suo malgrado
possa trovare nel gesto della fine
il principio
plausibile al netto di sorpresa
duna soluzione.
Ed ogni scavo non è verso il varco.
FRANCESCO MANDRINO
LINFINITOChiamami, dal limbo internetto
Che non nasconde ma confonde
Al guardo, previa il testo,
tanta parte della stesura;
by-passalo col volaverba
e accusa ricevuta
dellipertesto scritto a manent
non erudito, questo,
che altro dirti non vuol
se non gravezza di sua sorte.
ANGELO MAUGERI
OGGETTI DAMORE
O nelle più grate delle mie
Latitudini ore e ore di veglia alterate
foreste più dolci e selvagge
le false costellazioni degli assedi
dove gli assalti spostano i margini come
una variazione sul tema della farfalla
le fughe tortuose le curve
indescrivibili eppure qualcosa accade
nellassorbire le barriere
del buio il faticoso scandaglio
è così che rende
vibratili le ali questo spazio
daerei limiti
RINO MELE
IN UNA RETE
Sempre di più mi perdo
(e perdo lorientamento, la carta:
topografia, mappa, le strade accecate
in una rete). Un demone furbo,
o il consiglio che suggerisce, distrugge
quel poco che resta. In uno strano ascensore,
vado in alto e in basso per volontà altrui,
il mio stesso peso, la leggerezza
che laccompagna mi spostano
e un pedale divino fa il resto.
Rispondo con ub sorriso
Mentre il mio corpo sale, sallontana,
o discende. Perdo sempre di più il gusto
(e il gesto) dellerrare. Muovermi,
camminare, sbagliare.
ALDA MERINI
UNA PRODIGIO DI VITA
Il grembo di un ragazzo
è simile ad un deserto infinito
che occupa spazio nella mia mente
e sospiri e tuoni. Invano
ti ho cercato nella passione
tu ragazzo che ami
sei un prodigio di vita
la mia maledizione
il mio collo inferiore.
LORENZO MORANDOTTI
INFINIRE
Il poeta è il filosofo,
il filosofo e il poeta
una colonna di uomini
arreca dolori
come un incubo
un magma di buio
parla ciascuno
il proprio linguaggio
trascinano vecchi Maestri
non sanno che farne
qua e là nella mente
per quale dottrina
ora il mondo è limago
procede e naufraga
va contro
i suoi fatti
non più da specchiare.
LUIGI PICCHI
NAUFRAGIO
E se nuove costellazioni sulla pista
Di ghiaccio disegnano i pattinatori
sarà chè più intensa e cara a me
la vostra voce remota di vento e ombre,
antiche foglie dunimprovvisa siepe.
Un brivido, quasi sospiro appare
Lampia fluente falcata di danzatori
In fredde luci di sera, ma al primo
Sole già fioriscono i vostri arazzi,
colori di melodie, in numeri voci,
bisbigli e rumori e tutto in fine
non è che nulla, vuoto, solo silenzio,
eterna pausa dove in soffio parole
partono perdutamente spore, comete.
OMAR PIRRERA
OMBRA E VENTO
Paura di sognare ancora
Nelle ultime ombre della sera:
e già la notte, intorno
allombra delle pietre, appare
per incanto.
Qui la vita è fatta di sporgenze.
Qui la vita si sconta nel pensiero.
Qui il Sole splende solo
e nel silenzio della sabbia io
scrivo parole che il vento
annegherà senza un perché.
GIANNI RESCIGNO
ORE DOTTOBREEntra ottobre.
Smorza fuoco di scogli.
Con giri di rondini inquiete
appanna dombre le spiagge.
Smania il pettirosso vagabondo.
Dà laddio di settembre
A ville inanimate.
I venti non lavati
quasi inerti
cambiano cammino.
Di rosso arde il giallo.
Sabbassano le voci.
Sode tutto respirare.
Respirano le ore
in spazi enormi di silenzio.
Ore di luna.
Ore di pensiero.
Ore dietro le porte
della sera
Dietro le porte della sera
pronte a spiare
il singulto della rana
che naufraga nel sole
ancora fuso nelle pietre.
FRANCESCA RUFFATO
IL CIELO, LUNIVERSONel buio sono nata. Nellutero
di un mondo largo due metri per due metri
e la placenta erano capelli.
Luomo non capisce. Solo lanima
è consapevole della vita e del canto.
Il mio amore è così grande da quando
ho visto le pareti rosse e macchiate
intorno a me, così grande è la speranza.
Io rincorro quando voglio le stelle
delle mani, dormo nel bosco di sequoie
e non mimporta degli assurdi autobus
che ridono alle mie spalle.
Sono il cielo che mi sta sopra
e luniverso che mi sta dentro.
ROBERTO SANESI
CERCANDO DI CAPIRE COSA SIA..quelleccellente fantasma, quel limite
che ci oltrepassa, quel predisporre il finito
per i sentieri dellio, nella discarica
che scorre parallela alla sua stessa logica, il gusto
dellidentificare il proprio io e la vita, perfino
lanima del mattino lo troverebbe risibile
e infatti gli amici
sempre seduti attorno a un tavolino
non fanno altro, beccuzzano e sbeffeggiano, e un vento
di lingue verdi osserva ti provi a ricordare
il timo, il rosmarino, lacqua che rifluisce
le pietre che una volta
ti rotolavano in bocca le senti scricchiolare
che ombra, che nembrotte di nuvole dal cielo
rabbrividisce i tuoi nomi, compresi
quelli non pronunciati!; e le insidie, la loro
necessità di proseguire il gioco,
come potranno agire in questo freddo?
Ovverosia, come accettare senza turbamento
che proprio non sia nulla pensare il pensiero
di non pensare, solo perché nel verbo non esiste
un infinito finito?
Oh natura, natura, che nodo di ragioni
Per apprezzare ancora la campagna.
Cercando di capire cosa sia posso soltanto dirlo.
ALBERTO SCHIEPPATI
TRACCE, VARCHIA che serve, dici,
attraversare il mare:
cè un oceano
che non vedi,
che non puoi
colmare. Bastano
le origini, certe
tracce a garantire
il tempo. "E di là,
credete, non sarete
meglio". Ma intanto,
mentre parla, lacqua
diventa inquieta. Nel
lungomare trasparente
annegano dolcezze,
risentiti amanti. E non restano
che fatti,
varchi,
dati. La banalità
del meditare.
DARIO TALLO
COME FOGLIA A SERA
Come foglia a sera
mi piace
stormire in silenzio
e riparare
nel fruscio del vento
i pensieri
d'aria impigliati
GIANNI TOTI
IN QUESTO COSMOFRAGIO AMAROGiacomo nostro sempre ci fu odiosa
quella spiaggia gioconda ancor che trista
plaga solinga con quel lauro verde
e quel roveto che il mondo eclissava
e schermava e furava anche la vista
dellultimo orizzonte: vi perdevi
lanimo tuo spaurando dentro il vento
tumultuoso quellimpeto e il fragore
paragonando al silenzio infinito.
Immagini! Il silenzio non sapevi
inquinato dal fossile rumore
dellorigine cosmica e non è
infinito ma solo illimitato
luniverso dei nostri antroposauri
che annega in questo cosmofragio amaro.
MARIA LUISA VEZZALI
ALLINFINITODal fondo dei corridoi
senza pareti della casa
tra la lanugine
spaventosa del nido
in ogni cielo fissa
locchio assoluto
gonfio di giorni
come una madre
al suo sguardo io
piatta come un graffito
il suo sguardo
scava nel ventre
una caverna simile
a una nave
caricata per il naufragio
LUCIO ZANIBONI
ODORI E TREMORI DINFINITOAltro gioco nelle sere di maggio
confondo con le lucciole i chiarori
dellinfinito mare zodiacale. Odore
di campagna fresco di terra
i nostri sogni lassù a tremolare.
Mani tese implorano migrano stormi
Altri ritornano. Nelladdizione aggiungo
giorno a giorno e non tiro la corda
del totale sospeso il conto da pagare
al creditore eterno. Una stella cade
vivrò un altro un altro e ancora un giorno.
Qualcuno batte carne da impanare
assottiglia vuol farla bastare. Qualcuno
beve sorso a sorso centellinando. Passa
la lingua sulle labbra dopo: esperto
bevitore dice da quanti anni è divenuto vino
il mosto sa dirne i gradi. Io so dire poco
della vita: la foglia appassita
e il sangue intorno sulla chioma dautunno
poi il sonno nelle notti dinverno scheletrite
bianche di neve col rigore di pioppi
nel festone lunare Altro non so
di questo mondo fatto spesso di lotta
di odio